Rapporto del Consiglio federale sullla politica di controllo degli armamenti e di disarmo della Svizzera 2000 (in adempimento del postulato Haering Binder 98.3611 del 17 dicembre 1998)

Riassunto


Rapporto del Consiglio federale sullla politica di controllo degli armamenti e di disarmo della Svizzera 2000 (in adempimento del postulato Haering Binder 98.3611 del 17 dicembre 1998)

Rapporto

del Consiglio federale sulla politica di controllo degli armamenti e di disarmo della Svizzera 2000

(in adempimento del postulato Haering Binder 98.3611 del 17 dicembre 1998)

del 30 agosto 2000

Rapporto

1 Nuove condizioni quadro alla soglia del XXI secolo

1.1 Mutamenti a livello globale e regionale dopo la fine della bipolarità geostrategica

Nell'ultimo decennio le condizioni quadro globali e regionali della politica svizzera di controllo degli armamenti e di disarmo (PoCAD) hanno subito cambiamenti fondamentali. La fine della bipolarità geostrategica tra le due superpotenze Unione Sovietica e USA ha indotto mutamenti a livello mondiale che hanno creato, assieme alla rivoluzione tecnologica in corso, nuove premesse per il controllo degli armamenti e per il disarmo. L'eredità materiale e istituzionale della guerra fredda, da un lato grandi quantitativi di materiale bellico, dall'altro una rete di accordi internazionali preesistenti, ha contribuito ai mutamenti della politica mondiale e continuerà in futuro a influire sulla PoCAD. Un importante miglioramento qualitativo si è avuto nell'ambito della verificazione dei trattati sul disarmo e sul controllo degli armamenti. Durante la guerra fredda, l'Unione Sovietica si opponeva categoricamente a misure di sorveglianza e di ispezione incisive. La fine dell'antagonismo tra est e ovest ha permesso di concordare a livello di accordi le modalità per le ispezioni sul posto, conferendo così nuovo slancio alla PoCAD.

Parallelamente allo scioglimento del Patto di Varsavia, Russia, USA e rispettivi alleati hanno iniziato lo smantellamento delle eccedenze di armamenti. Nel 1990, con il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (CFE) è stato fissato un regime stabile di valori limite nazionali che nel decennio scorso ha portato all'eliminazione di 64 000 sistemi convenzionali di armi di grandi dimensioni. Nello stesso lasso di tempo, gli USA e la Russia hanno smantellato almeno 10 000 testate nucleari. È degno di nota che praticamente nessuno Stato sfrutta più i valori massimi fissati dal trattato, sia per quel che concerne le armi convenzionali, sia per quel che concerne quelle nucleari. I due ex concorrenti nella corsa agli armamenti concordano sulla necessità di proseguire la riduzione delle armi nucleari e l'eliminazione degli arsenali di armi chimiche. Tale obiettivo richiede tuttavia un impegno finanziario e tecnologico massiccio e di conseguenza negli ultimi anni si è avuto un certo rallentamento del processo. Attualmente si stima che solo in Russia siano depositate ancora circa 15 000 testate nucleari strategiche e tattiche e 40 000 tonnellate di prodotti chimici a scopo bellico.

A un conflitto globale incentrato sull'antagonismo tra due superpotenze è succeduto, con la fine della guerra fredda, un campo di forze multipolare dominato dal fattore USA. A livello regionale si sono avuti sviluppi diversi. Parecchie regioni del mondo che una quindicina d'anni fa erano ancora al centro dell'attenzione delle superpotenze oggi rivestono un'importanza geostrategica alquanto ridotta. Altrove emergono invece potenze regionali che mirano a esercitare maggiore influsso sulla politica mondiale. In questo contesto svolgono un ruolo decisivo non solo fattori di base quale il potenziale economico di questi Stati, ma anche la disponibilità di armi di distruzione di massa. Soprattutto nell'Asia orientale e meridionale e nel Vicino Oriente si registra una preoccupante tendenza all'armamento nucleare e convenzionale in chiaro contrasto con l'evoluzione in Europa.

1.2 Sviluppo dinamico di strutture di coopera...

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