Rapporto del Consiglio federale concernente le ripercussioni di diversi strumenti della politica europea sul federalismo svizzero (in risposta al postulato Pfisterer [01.3160] «Rapporto sul federalismo. Opzioni in materia di politica europea»)

Riassunto


Rapporto del Consiglio federale concernente le ripercussioni di diversi strumenti della politica europea sul federalismo svizzero (in risposta al postulato Pfisterer [01.3160] «Rapporto sul federalismo. Opzioni in materia di politica europea»)

Rapporto del Consiglio federale concernente

le ripercussioni di diversi strumenti della politica europea sul federalismo svizzero

(in risposta al postulato Pfisterer [01.3160] «Rapporto sul federalismo. Opzioni in materia di politica europea»)

del 15 giugno 2007

Onorevoli presidenti e consiglieri,

ci pregiamo sottoporvi il Rapporto sul federalismo, pregandovi di prenderne atto.

Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

15 giugno 2007 In nome del Consiglio federale svizzero:

La presidente della Confederazione, Micheline Calmy-Rey

La cancelliera della Confederazione, Annemarie Huber-Hotz

Compendio

Nella cooperazione della Svizzera con l'UE il federalismo costituisce una sfida, non un ostacolo. L'uso e lo sviluppo degli strumenti a disposizione nelle relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea richiede adeguamenti che consentano di mantenere l'equilibrio federalistico, una ripartizione, bilanciata e rispettosa del principio di sussidiarietà, dei compiti e dei diritti di codecisione tra Confederazione e Cantoni (e Comuni). I diritti federalistici di partecipazione non devono essere modificati aprioristicamente, bensì solo se necessario e opportuno (riforme graduali). Un approccio graduale permette di raccogliere esperienze soprattutto nell'applicazione, nell'attuazione e nell'evoluzione degli Accordi bilaterali I e II, di cui tenere conto nella determinazione delle successive riforme. I nuovi sviluppi in seno all'UE, come l'incerto destino della Costituzione europea o l'ampliamento a 27 Stati membri effettivo dall'inizio del 2007, richiederanno un riesame della situazione e della necessità di riforme e potrebbero aprire prospettive d'approfondimento del federalismo. Le strutture partecipative odierne, definite in particolare nella legge sulla partecipazione dei Cantoni alla politica estera della Confederazione, non sembrano a priori inadeguate per le varie opzioni immaginabili di politica europea. L'effettivo riconoscimento degli interessi della Svizzera nei confronti dell'UE presuppone una stretta collaborazione tra Confederazione e Cantoni, a prescindere dall'approccio prescelto per la politica europea. Solo in questo modo si può assicurare il rispetto delle diverse posizioni e l'indispensabile scambio di informazioni, grazie ai quali il Paese può esprimersi in modo univoco. All'insegna del motto «governare è prevedere», i Cantoni hanno già fornito preziose considerazioni riguardo alla necessità di adeguamento a seconda del tipo di strumento adottato nelle relazioni con l'UE. Il presente rapporto poggia su queste basi e sul Rapporto Europa 2006 del Consiglio federale. In questo contesto, gli adeguamenti in senso federalistico possono rendersi necessari in Svizzera in particolare negli ambiti qui illustrati:

- ripartizione dei compiti Confederazione-Cantoni (-Comuni) e partecipazione dei Cantoni: le diverse forme di cooperazione tra la Svizzera e l'UE si estendono anche a campi di competenza cantonali (segnatamente istruzione e cultura, sanità, infrastrutture, giustizia, appalti pubblici e diritto edilizio, cooperazione tra forze di polizia, assistenza tra le autorità, diplomi professionali). L'intensificazione della cooperazione tra la Svizzera e l'UE influirà in misura maggiore anche sulle competenze normative dei Cantoni. È dunque essenziale garantire già nelle prime fasi la partecipazione dei Cantoni ai processi decisionali, soprattutto in seno ai cosiddetti comitati misti. Deve essere attribuito il giusto peso al principio di sussidiarietà, il federalismo cooperativo deve essere ulteriormente rafforzato e le strutture esistenti devono essere meglio sfruttate e sviluppate. Eventualmente, le procedure potrebbero essere definite in una convenzione tra Confederazione e Cantoni, com'è già avvenuto per l'Accordo d'associazione al sistema di Schengen/Dublino. Si può attingere anche alle esperienze di altri Paesi europei d'ordinamento federale.

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- Attuazione degli accordi internazionali da parte dei Cantoni: i Cantoni sono tenuti ad applicare gli accordi internazionali entrati in vigore per la Svizzera nei settori di loro competenza e ciò sempre più spesso entro i termini prefissati, solitamente brevi, e con la necessaria uniformità. Ciò presuppone conoscenze molto solide del diritto comunitario da parte dei Cantoni e grandi capacità amministrative e di coordinamento sia dei Cantoni, sia degli organismi intercantonali (conferenze dei direttori cantonali, Conferenza dei governi cantonali). Al riguardo è importante un flusso d'informazioni reciproco e immediato tra i Cantoni e tra la Confederazione e i Cantoni. La Confederazione potrebbe avvalersi di convenzioni di cooperazione già esistenti con i Cantoni.

- Aspetti di politica finanziaria: gli adeguamenti nel campo della politica finanziaria sarebbero necessari principalmente con un'eventuale adesione all'UE. L'imposta sul valore aggiunto d...

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