Programma di legislatura 1999-2003. Rapporto della Commissione speciale del Consiglio nazionale

Riassunto


Programma di legislatura 1999-2003. Rapporto della Commissione speciale del Consiglio nazionale

00.016

Programma di legislatura 1999-2003

Rapporto della Commissione speciale del Consiglio nazionale

del 29 maggio 2000

La Commissione speciale del Consiglio nazionale incaricata dell'esame del Programma di legislatura 1999-2003 si è riunita il 19 aprile e il 2 e il 9 maggio 2000 e ha concluso i lavori il 29 maggio 2000. Il 5 luglio intende compiere una valutazione del lavoro svolto.

Proposta della Commissione

La Commissione propone all'unanimità di prendere atto del Rapporto. Propone inoltre di adottare le mozioni sulle linee direttive (allegati 1 e 3) destinate a completare, rafforzare o correggere taluni aspetti del Rapporto sul programma di legislatura.

Rapporto

1 Introduzione

In quanto parlamentari dovremmo pensare quotidianamente al futuro e anticipare l'evoluzione dei tempi. Dovremmo stabilire tempestivamente gli orientamenti necessari affinché, almeno per la grande maggioranza dei nostri concittadini, l'avvenire sia sinonimo di gioia, di agevolazioni, di arricchimento della propria vita e di ampliamento dei propri orizzonti. Potremmo perlomeno chiederci come rispondere a simili esigenze e come comprendere meglio questi sviluppi. Il lavoro che svolgiamo è veramente proficuo per il futuro? Troviamo il tempo, la tranquillità e la forza necessari per dedicarci alle riflessioni che presuppone un'attività politica intesa in tal senso?

Ogni quattro anni abbiamo non soltanto la possibilità bensì anche l'obbligo di procedere a una siffatta riflessione. La legge esige che all'inizio di ogni legislatura ci concentriamo sul futuro valutando il programma di legislatura del Consiglio federale. Dobbiamo svolgere tale lavoro in condizioni proibitive: riceviamo infatti il rap-porto dell'Esecutivo soltanto in marzo e siamo tenuti a fornire la nostra valutazione e le nostre proposte alternative, in forma di veri e propri «mandati d'azione», già in giugno. In tale ambito è necessario rivedere il modo di procedere (cfr. n. 1). Quest'anno abbiamo persino l'opportunità di proporre miglioramenti che serviranno anche ai futuri colleghi parlamentari: in una seduta di valutazione che si terrà dopo la sessione estiva potremo infatti elaborare proposte di riforma da integrare nella revisione totale della legge sui rapporti tra i Consigli (che sarà ribattezzata «legge sull'Assemblea federale»).

Nonostante il sovraccarico di lavoro e lo scarso entusiasmo, la Commissione ha preso molto sul serio l'incarico affidatole: riflettere sulle sfide particolari che la Svizzera dovrà affrontare nei prossimi quattro anni. Eravamo consapevoli del fatto che avremmo potuto comprendere quali sfide ci attendono soltanto se ci fossimo chiesti come evolverà la Svizzera nel prossimo decennio. Sapevamo anche che la realtà non corrisponderà esattamente alle previsioni; la società svizzera è infatti soltanto una piccola «parcella» della società europea, cui è strettamente legata. Inoltre, oggi la politica nazionale può influire soltanto in misura limitata sull'evoluzione sociale.

Abbiamo trascorso un'intera giornata in un hotel sul lago di Bienne cui è stato dato il nome di uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi, Jean-Jacques Rousseau, che più di duecento anni orsono ha sviluppato principi sociali ai quali ci sentiamo vincolati ancora oggi. In tale occasione abbiamo affrontato diversi temi in compagnia di periti che godono del privilegio di poter proiettare il loro pensiero ben oltre la realtà quotidiana. Le tesi di Fritz Fahrni, Peter Glotz e Beat Kappeler sono riassunte nel numero 4 del presente Rapporto. I membri della Commissione non hanno valutato tutti i temi affrontati dai periti. La valutazione di alcuni temi ha inoltre dato adito a forti controversie. Nelle rimanenti sedute si è tuttavia sviluppata una sensibilità comune che si manifesta in talune mozioni sulle linee direttive presentate dalla maggioranza commissionale.

Da un lato, ci siamo fatti un'idea dei grandi sconvolgimenti sociali che potrebbe comportare la repentina evoluzione tecnologica. Cosa possiamo fare per garantire che la capacità di affermarsi di fronte a questi mutamenti non sia soltanto appannaggio di persone privilegiate, di quanti hanno ricevuto una buona formazione? Cosa

possiamo fare affinché nel nostro Paese le trasformazioni risultanti dall'evoluzione tecnologica incoraggino la comprensione reciproca, nonostante le diverse sensibilità culturali, anziché comprometterla ulteriormente?

D'altro lato, dobbiamo confrontarci con il fatto che la capacità di autodeterminazione dei mercati transnazionali diventa sempre più grande mentre la società stenta viepiù a definirsi. Cosa significa questo per la società svizzera, che ha sempre accordato un'importanza particolare al p...

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