Rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale. Occupazioni accessorie dei funzionari e attività professionali di ex funzionari, in particolare sotto il profilo dei conflitti d'interessi

Riassunto


Rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale. Occupazioni accessorie dei funzionari e attività professionali di ex funzionari, in particolare sotto il profilo dei conflitti d'interessi

Occupazioni accessorie dei funzionari e attività professionali di ex funzionari, in particolare sotto il profilo dei conflitti d'interessi

Rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale

del 12 marzo 1999

«Vi è indubbiamente un vago sentore totalitario a voler sperare una politica morale. La politica è una contingenza, la morale un assoluto»,

Edwy Plenel, Un temps de chien, Paris, Le Grand livre du mois, 1994, p. 135.

Compendio

- La Commissione della gestione del Consiglio nazionale si occupa da diversi anni del problema della corruzione nell'amministrazione federale e delle misure da adottare per porvi rimedio.

Nell'ambito di questi lavori, la Commissione si è chinata sulle occupazioni accessorie dei funzionari e sulle attività professionali esercitate da ex funzionari. Si è in particolare chiesta se tali attività potessero generare conflitti d'interessi. Alcuni esempi clamorosi all'estero, per esempio in Germania e in Francia, mostrano che il rischio esiste e va preso sul serio.

È tollerabile ad esempio che un avvocato impiegato presso un servizio di ricorsi della Confederazione si occupi durante il suo tempo libero di affari di diritto pubblico federale in uno studio d'avvocatura? È ammissibile che un ispettore delle imposte possa fornire consulenza fiscale ai contribuenti, sia durante le sue vacanze o dopo aver lasciato definitivamente l'amministrazione? È tollerabile che una persona che esercita un compito di vigilanza statale sulle banche o sulle assicurazioni si consacri durante il tempo libero alla gestione patrimoniale? È accettabile che un ex funzionario faccia profittare la sua impresa o i suoi clienti di un trattamento favorevole o di vantaggi particolari grazie alle conoscenze acquisite delle pratiche e degli agenti del servizio?

Tutti questi esempi, peraltro fittizi, presentano conflitti d'interessi. Qualsiasi conflitto d'interessi, reale o apparente, reca pregiudizio all'indipendenza dell'amministrazione e mina la credibilità delle istituzioni.

Oltre al problema del conflitto d'interessi, tutte queste questioni pongono anche un problema di concorrenza sleale nei riguardi dell'economia privata.

- Per quanto concerne le attività accessorie, il diritto vigente prevede il divieto di massima delle attività accessorie: il funzionario che lavora a tempo pieno presso la Confederazione non può in generale esercitare un'altra attività rimunerata. Questo principio ammette tuttavia tutta una serie di eccezioni.

In generale, i dipartimenti applicano correttamente le pertinenti disposizioni legali. I dipartimenti mostrano generalmente grande riserbo nel rilasciare autorizzazioni, ciò che corrisponde del resto al tenore della legge secondo cui le autorizzazioni sono rilasciate soltanto in casi eccezionali. Per quanto abbia potuto constatare, la Commissione non ha rilevato nessuna attività irregolare. L'ipotesi secondo cui alcune attività accessorie possano presentare conflitti d'interessi, reali o apparenti, tra gli affari pubblici e gli affari privati ha trovato conferma soltanto in casi estremamente rari. Ciò concerne soprattutto le attività di consulenza (consulenza giuridica o fiscale, gestione patrimoniale, fiduciaria, ecc.) o di rappresentazione (consiglio d'amministrazione, attività di avvocato, ecc.).

L'ispezione ha tuttavia mostrato che l'applicazione delle disposizioni sulle attività accessorie manca di uniformità e dà adito a interpretazioni differenziate fra i vari dipartimenti. È segnatamente il caso per le attività d'insegnamento nelle quali capita che alcuni funzionari cumulino due redditi. Sotto il profilo giuridico questa situazione non è soddisfacente. In pratica la situazione tuttavia non è né allarmante né preoccupante.

La Commissione ritiene che il sistema attuale possa essere perfezionato. Non è infatti più adeguato alle esigenze attuali del mercato del lavoro, in particolare per quanto concerne il lavoro a tempo parziale. Le norme esistenti pongono pure problemi quanto alla libertà del commercio e dell'industria. In un'epoca come quella attuale sembra sempre meno ragionevole che lo Stato datore di lavoro intervenga ancora negli atti della vita economica dei suoi agenti.

La Commissione ha formulato diverse raccomandazioni. Propone in particolare di sostituire il principio del divieto delle attività accessorie lucrative, con riserva di autorizzazione, con un sistema di autorizzazione generale subordinata a previa dichiarazione. Per combattere i conflitti d'interessi, la Commissione propone pure di estendere l'applicazione delle norme in mate-ria di ricusazione.

- Per quanto concerne le attività professionali esercitate da ex funzionari, la Commissione constata che le uniche norme giuridiche esistenti sono quelle riguardanti il segreto d'ufficio. Queste ultime restano applicabili anche dopo la cessazione dei rapporti di servizio e permangono dunque vincolanti per gli ex funzionari.

In pratica la Confederazione non cerca attivamente di sapere quali attività i suoi ...

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