Rapporto sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo (2003-2007) (in risposta al postulato «Rapporto periodico sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo» della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale, del 14 agosto 2000)

Foglio Federale, July 11, 2006 (Nbr. 27)

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Rapporto sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo (2003-2007) (in risposta al postulato «Rapporto periodico sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo» della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale, del 14 agosto 2000)

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Rapporto sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo (2003-2007)

(In risposta al postulato «Rapporto periodico sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo» della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale, del 14 agosto 2000)

del 31 maggio 2006

Onorevoli presidenti e consiglieri,

vi sottoponiamo il rapporto sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo (2003-2007) invitandovi a prenderne atto.

Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

31 maggio 2006 In nome del Consiglio federale svizzero:

Il presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger

La cancelliera della Confederazione, Annemarie Huber-Hotz

Compendio

La protezione internazionale dei diritti dell'uomo ha registrato, in questi ultimi anni, considerevoli progressi in alcuni settori, a cominciare dal numero crescente di Stati che hanno ratificato le principali convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo o dai nuovi strumenti che sono venuti a completare le convenzioni già esistenti, rafforzando i diritti che vi sono affermati

I progressi realizzati non devono tuttavia far dimenticare che i diritti umani sono ancora oggi nel mondo messi alla prova e che le sfide che la politica internazionale dei diritti umani è chiamata a raccogliere rimangono considerevoli. I governi, sempre più numerosi ad assumere impegni giuridicamente cogenti in favore della protezione dei diritti dell'uomo, non vogliono o non possono adempiere i loro obblighi. Nel mondo vi sono circa 70 Stati che praticano ancora regolarmente la tortura o che infliggono altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, per punire o umiliare. Nel 2004, in 78 Stati vigeva ancora la pena di morte. Migliaia di persone continuano a «scomparire» nel mondo senza lasciare traccia o sono detenute arbitrariamente. Due terzi della popolazione mondiale vive nella povertà e non può sempre far valere il diritto che le spetta al cibo, all'acqua, alle cure sanitarie o alla formazione, e ancor meno alla partecipazione alla vita politica e alle pari opportunità.

In seguito agli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti e poi in Stati come l'Indonesia, il Marocco, la Spagna e il Regno Unito, la lotta contro il terrorismo internazionale è diventata una delle priorità della politica internazionale. Taluni Stati, poco scrupolosi in materia di diritti dell'uomo e di diritto internazionale umanitario, colgono il pretesto della lotta contro il terrorismo per irrigidire il loro sistema di repressione interno o per ridurre al silenzio i gruppi d'opposizione non violenti.

Ma la lotta contro il terrorismo non è la sola ad essere chiamata in causa, vi sono altri fenomeni che modificano le condizioni operative per gli attori della politica dei diritti dell'uomo: i conflitti, la migrazione, la povertà, il deficit di democrazia e le lacune dello Stato di diritto, il ruolo svolto dalle società transazionali, le conquiste della biotecnologia e della medicina, che propongono sfide che la politica estera dei diritti dell'uomo, nell'accezione più ampia del termine, deve prendere in considerazione.

Il Consiglio federale è persuaso che tali sfide possono essere raccolte adeguatamente soltanto nel quadro di partenariati con altri Stati di diritto, organizzazioni inter-nazionali e attori non governativi. Parallelamente, considera suo obbligo verificare con regolarità le sue strategie e i suoi strumenti e, se opportuno, adeguarli. Reputa che la maggior parte delle sue priorità tradizionali rimangano valide e debbano essere preservate, siano esse la promozione mirata dei diritti fondamentali dell'uomo e della protezione dei gruppi particolarmente vulnerabili oppure il radicamento dei diritti umani in altri settori della politica («mainstreaming») e lo sviluppo di partenariati.

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Il presente rapporto si articola nelle seguenti parti: l'introduzione è seguita dall'illustrazione delle condizioni generali che gli attori della politica dei diritti dell'uomo devono affrontare. In seguito viene presentata la politica estera svizzera dei diritti dell'uomo: i principi generali, gli obiettivi, gli strumenti e le sfide di ordine concreto, operativo o concettuale. Questo rapporto vuole essere prospettico, in altre parole privilegia le riflessioni sul presente e sull'avvenire.

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Indice

Compendio 5600

1 Introduzione 5603

2 Il contesto 5603

3 Generalità e sfide 5604

3.1 Le donne e i bambini, principali gruppi vulnerabili 5605

3.2 Diritti dell'uomo e lotta contro il terrorismo 5607

3.3 Diritti dell'uomo e mondializzazione 5607

3.4 Diritti dell'uomo e cooperazione allo sviluppo 5609

3.5 Diritti dell'uomo e conflitti armati 5610

3.6 Diritti dell'uomo e migrazione 5612

3.7 Tendenze della politica multilaterale in materia di diritti dell'uomo 5613

4 La politica svizzera dei diritti dell'uomo 5614

4.1 Principi 5614...

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